Archivio per la categoria 'Lavoro'

Corso di formazione politica

Nel corso ci una conferenza stampa indetta oggi, sabato 11 luglio 2009, al Bar Torino di Gorizia, è stato presentata un’importante iniziativa promossa da diverse realtà isontine: il primo “corso di formazione socio-politica” provinciale dedicato al “Ruolo dei cattolici in politica”.Conferenza stampa

Il corso, organizzato dalle Acli provinciali Funzione Formazione, con la partecipazione di Circolo “Camillo Medeot”, CISL, Acli regionali del FVG, Gioventù Aclista nazionale, Circolo Acli “Sant’Ambrogio” di Monfalcone e le associazioni monfalconesi “Il Grillo Parlante” e “Sotto la Rocca”, si articola in nove serate che si svolgeranno dal 24 settembre 2009 al 22 aprile 2010.

L’obbiettivo è quello di formare una nuova generazione di persone, ispirate da un sentire sociale, che non si limitino ad osservare la realtà, ma vogliano intervenire per cambiarla attraverso la loro passione e disponibilità.

I contenuti del corso si incentrano in particolare sui grandi temi della famiglia e del lavoro, senza trascurare la funzione degli enti locali.

Come ha sottolineato il responsabile formazione delle ACLI provinciali, Eddy Manzan, «quest’iniziativa è molto importante perché ha portato a collaborare diverse associazioni del territorio, creando una sinergia che fino ad oggi non era esistita. Trovo questo molto importante – ha aggiunto – in quanto nel presente si nota la grande mancanza di collegamenti tra realtà di ispirazione comune. – aggiunge infine – Il corso, toccando temi di particolare attualità, si rivolge a chi sente l’esigenza di vivere con maggior consapevolezza e responsabilità la propria appartenenza alla comunità civile e politica». Angelo Saullo, in rappresentanza della CISL, ha ricordato come «lavorare insieme sarà molto importante, anche per avvicinare quelle persone oggi disorientate che hanno voglia di mettersi in gioco per questa provincia, e più in generale il nostro paese».

Il presidente del Circolo Medeot, Carlo Andrea Rojic, ha sintetizzato gli obiettivi di questo percorso formativo: «L’idea è stata quella di iniziare un processo di formazione politica utile per tutti, ma in particolare rivolto alle giovani generazioni, per renderle capaci e pronte un giorno a prendere le giuste decisioni. Il mondo sta diventando sempre più difficile e caotico, sempre più una crisi economica senza precedenti, disoccupazione giovanile e mancanza di valori. Servono risposte e noi vogliamo attivare le menti delle persone».circolo medeot 012

«E’ proprio qui – ha ribadito Alessandro Visintin, della presidenza nazionale dei Giovani delle ACLI – che il ruolo della famiglia nella società di oggi deve essere determinante nell’educazione dei figli per una nuova società. Il cristiano – ha aggiunto – dovrebbe contribuire a migliorare la democrazia rappresentativa con l’integrazione della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e sociale, come annunciava Paolo VI nella sua enciclica “Octogesima Adveniens”».

In conclusione alla presentazione è stata consegnata la brochure con i contenuti e il modulo di iscrizione al corso. Per informazioni e richieste ci si può rivolgere al numero 3772001733 o scrivere all’email formazioneacligo@libero.it. E’ possibile aderire fino al giorno 24 settembre, data del primo della serie di incontri, che si terranno alternativamente tra Gorizia e Monfalcone    Scarica la brochure   Corso Formazione Politica

Per Info o iscrizioni Formazioneacligo@libero.it oppure 3772001733

Il Grillo Parlante

Accorpamento delle aziende sanitarie in FVG: quale miglioramento?

In questi ultimi tempi si sta discutendo a lungo sul tema dell’accorpamento delle aziende sanitarie locali, con lo scopo, declamato a giustificazione, di ridurre i costi del sistema sanità, ma quali sono gli effettivi, nonché concreti, benefici per l’utenza? A quale costo per la popolazione dovrà essere realizzato l’accorpamento tanto auspicato?
Se la diminuzione di spesa si tradurrà in un aumento di risorse a disposizione di investimenti in strutture più efficienti nonché in personale, al fine di fornire servizi migliori e maggiormente satisfattivi di quelle che sono le legittime aspettative dei contribuenti, in tal caso ben venga l’accorpamento. Tanti sono, infatti, i problemi nella struttura sanitaria, regionale come nazionale, su cui intervenire,quali ad esempio, solo per citarne alcuni, la necessità di integrare un organico sempre sottodimensionato, gli eccessivi, per non dire vergognosi, tempi di attesa.
Nell’ipotesi, invece, che questo nuovo sistema organizzativo, comporti solo una diversa costruzione amministrativa, senza ricaduta positiva alcuna per i cittadini, o, peggio ancora, faccia conseguire ulteriori malfunzionamenti e disservizi sull’utenza, tutto ciò sarebbe inaccettabile.
Una tematica quale quella dell’accorpamento delle ASS regionali dovrebbe essere dibattuta con modalità differenti, coinvolgendo ulteriormente la gente, ascoltandone le esigenze, senza preoccuparsi solo dell’organizzazione amministrativa, ma unicamente, o  almeno soprattutto, delle necessità del cittadino, evitando di calare scelte dall’alto, come siamo in genere abituati a subire.
Su questo argomento “Il Grillo Parlante” si deve porre quale strumento di ascolto e sollecitazione dell’opinione pubblica, raccogliendo le aspettative e le speranze della cittadinanza sul tema.

Civis Junior(Eddy Manzan)

Infrastrutture e tutela del territorio

Le opere pubbliche come la TAV ed il corridoio 5 sono opere importanti, che servono e serviranno per il processo di integrazione europea,oltre che per il futuro della nostra economia. Certamente va tenuto conto dell’impatto ambientale, ma non possiamo permetterci di rifiutarne la progettazione e la loro realizzazione. Bisogna cercare di guardare al futuro dei giovani. Cosa succederà se non avremo preparato il territorio alle nuove sfide del domani?? Avremo preservato certo un territorio, ma lo avremo anche spopolato e reso arretrato. Bisogna sviluppare una coscienza nell’opinione pubblica volta al rispetto dell’ambiente, ma è cosa diversa dal non usufruire dello stesso con rispetto ed intelligenza.

Elisa

Giovani precari. Ma chi pensa al loro futuro?

Nell’era del progresso irrefrenabile e talvolta non controllato, ci troviamo a volte indietro in alcuni settori, o, peggio ancora, torniamo sui nostri passi in maniera inspiegabile ed assurda. Questo purtroppo è quanto accade oggi nel mondo del lavoro, mondo in cui, dopo tutte le conquiste fatte al seguito di dure ed aspre lotte, per ottenere salari decenti e che consentano un’esistenza dignitosa, ci troviamo proiettati all’indietro in maniera assurda e sconsiderata, senza alcuna apparente e spiegabile motivazione. Vediamo i sacrifici dei nostri giovani, su cui dovrebbe rifondersi la speranza della società del nostro secolo, depauperati di sogni, speranze e ogni altro. Si, depauperata della speranza, in specie, di un futuro certo e sereno, depauperata delle faticose lotte sindacali fatte dai nostri predecessori ed il tutto in nome del guadagno e del profitto facile e sfrenato.

Fino agli anni novanta l’unica possibilità per un’impresa, qualora si trovasse in condizione di dover assumere, seppur per un periodo breve e limitato, una certa quantità d’unità lavorative, era ricorrere ad una forma contrattuale di lavoro subordinato a tempo determinato, che vedeva tutelati i diritti del lavoratore al percepimento di un giusto salario, del pagamento dei contributi, ferie, tredicesima e liquidazione, il famoso TFR (trattamento di fine rapporto). Dopo il 1996, invece, le cose sono state rese più facili. Tali forme contrattuali sono poi state estese soprattutto ai Call Center consentendo alle aziende un risparmio pari al 40% rispetto al lavoro dipendente, dando cosi il via ad una lunga serie d’abusi.

La legge Biagi poi, seppur nobile nelle intenzioni, ovvero nel tentativo di bloccare tali usi impropri con la trasformazione dei co.co.co in contratti di collaborazione a progetto, ha avuto una non corretta applicazione ed ha portato inevitabilmente a più serie e gravi conseguenze, rese possibili dalla particolare attuazione del governo di cenrtro-destra. Il risultato è stato la  riduzione degli stipendi e l’aumento della precarietà, ma con conseguente vantaggio da parte delle aziende, specie per lo sfruttamento di elevate professionalità. Il 40% del lavoro precario è, infatti, costituito da laureati, a spregio di quanto fatto da famiglie che si sono sacrificate nella speranza di dare ai propri figli un futuro migliore grazie allo studio, che dovrebbe essere un investimento di risorse economiche e non solo ai fini di una futura miglioria sociale ed economica del singolo. Tuttavia pare, dalle recenti evoluzioni del mercato del lavoro, che tutto ciò non valga più.

La precarietà da luogo a sopraffazioni ed abusi, da luogo a mobbing, impedisce ai giovani di costruirsi un futuro, di creare nuovi nuclei famigliari, di ottenere prestiti, insomma impedisce ai giovani di crescere e diventare adulti responsabili.

                                                                             Civis Junior(Eddy Manzan)

La riforma del TFR – prospettive e preoccupazioni.

Con il decreto Legislativo numero 252 del 2005 si è introdotta in Italia la cosiddetta riforma del TFR, ovvero del trattamento di fine rapporto, riforma anticipata nella sua attuazione dal 1 gennaio 2008 al 1 gennaio 2007 dalla legge finanziaria attuale.

Dal primo gennaio del 2007, infatti, è cominciato il semestre entro il quale i lavoratori dovranno decidere se far confluire il loro TFR “maturando”, in toto o in parte, in un fondo chiuso collettivo di categoria, in un fondo aperto o, in alternativa, lasciare presso l’azienda lo stesso. In questo ultimo caso, però, il TFR verrà versato in un Fondo della Tesoreria dello Stato, gestito anche in tale frangente dall’Inps; nulla cambia per i lavoratori in tale ipotesi e per le anticipazioni e per la liquidazione, la cui domanda verrà fatta direttamente al datore di lavoro come in precedenza.

Senz’ombra di dubbio il sistema pensionistico, basato in sostanza sul debito e sui trasferimenti di oneri crescenti a carico delle nuove generazioni, si è dimostrato non più sostenibile e il ricorso a pensioni di carattere privatistico si era già reso necessario negli anni addietro. Basti pensare alle tante e varie offerte di pensioni integrative, a carattere volontario, proposte ultimamente, prodotti la cui sicurezza ha però lasciato i più perplessi e che si sono fatte forti della lampante necessità di provvedere in qualche modo al rischio, sempre più drammaticamente concreto, di assistere ad una riduzione del tenore di vita in età pensionistica.

L’integrazione delle pensioni pubbliche perciò, anche e soprattutto alla luce di quanto sopra esposto, si è resa intervento necessario e non più procrastinabile. Altro elemento da tenere bene in vista e che depone senz’altro a favore della riforma è poi, oltre alle indubbie difficoltà proprie del sistema attuale, anche l’intervento attuato negli anni novanta.

Le forme dette private delle pensioni integrative presentano non pochi problemi: in primis sono basate sui rendimenti dei mercati finanziari. Occorreva, quindi, porre dei vantaggi fiscali tali da rendere più appetibile tale scelta, vantaggi non ottenibili con altri tipi di risparmio, si da vincere la resistenza e la diffidenza della gente, restia a vedere in pericolo i risparmi di una vita di duro lavoro. Si è deciso, pertanto, pur restando nella non obbligatorietà della scelta, di incentivare ed invogliare la stessa indirizzandola verso questa nuova forma di risparmio-investimento. E’ stato considerato un possibile contributo del datore di lavoro, la deducibilità fiscale  di quanto versato e la possibilità del conseguimento di rendite, di carattere finanziario, maggiori di quanto possa fruttare la normale rivalutazione del TFR, ma questo calcolato sulla base dell’andamento degli ultimi anni. Resta ferma  la possibilità, cosi come nel precedente sistema, di far ricorso ad anticipazioni per necessità di carattere familiare e personale, nonché la capitalizzazione, anche se non totale ma nel limite del 70%, al termine della vita lavorativa. A favore della nuova strada gioca pure il costo, in parte ridimensionato e di favore, previsto per chi opta per tale forma di investimento, perché di questo sostanzialmente si tratta. Basti, per comprendere l’importanza dei costi di gestione di un fondo, una semplice considerazione a tal riguardo: un costo annuo dell’1%, che parrebbe nulla, nel lungo periodo, circa 30 anni, si trasforma mediamente in uno complessivo, a seconda, di circa il 23%. Questo solo per far riflettere sull’importanza dell’argomento qui sol abbozzato. Ecco la spinta!

Nonostante i vari incentivi elaborati, gran parte della popolazione, o, meglio, la parte che né è informata e si interroga sul da farsi, nutre non poche perplessità al riguardo  e vede con sospetto tali azioni; spera, insomma, in un improponibile e impossibile ritorno al vecchio e caro sistema. Sondaggi, a tal proprosito, vedono crescere la diffidenza e la sensazione tra la gente che questa sia, per citare la più frequente delle risposte, solo un’altra delle tante manovre per “metterci ancora le mani in tasca”.

Con l’introduzione del metodo contributivo, nell’ambito del calcolo delle pensioni, si rende, senz’altro, evidente ancor di più la necessità di ricorrere, specie per le nuove generazioni, all’integrazione tra pubblico e privato. Un giovane che comincia a lavorare in questi anni, infatti, o che lavori da poco, non potrà contare alla fine del suo periodo lavorativo oltre al 40%, 50% secondo altre stime, del suo stipendio. 

A questo punto sorge spontanea una considerazione alquanto preoccupante e tragica.

Per poter vantere e sperare in una pensione pubblica, seppur minima e ridotta nelle proporzioni sopra citate, bisogna avere un lavoro stabile e capace di produrre un certo introito nelle casse dell’Inps.

Per avere la possibilità di costruirsi una pensione integrativa, seppur di piccola entità, occorre avere un lavoro fisso in grado di garantire un gettito all’interno delle casse del lavoratore atto a permettergli di devolvere parte delle sue entrate a tale forma di risparmio.

La  riduzione degli stipendi e l’aumento della precarietà non vanno certo in tal senso, anzi rendono il quadro ancora più preoccupante.

Troppi lavoratori, poi, sempre in base agli stessi recenti sondaggi, paiono del tutto disinformati e imbarazzati, anche di fronte alle più semplici domande al riguardo, e non sempre i datori di lavoro si adoperano per portare a conoscenza delle novità introdotte i loro dipendenti.

Auspicabile pertanto è una vasta campagna di informazione sulla materia della riforma del TFR, in modo da poter consentire una scelta libera e consapevole da parte dei soggetti coinvolti, stante la ferma necessità, come sopra evidenziato, di fare qualcosa per garantirsi un futuro. 

Civis Junior(Eddy Manzan)


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